Tempo di Quaresima

Tempo di Quaresima

Il rito ambrosiano non ha mai conosciuto il “mercoledi delle ceneri” come inizio del tempo quaresimale, ma ha sempre fatto iniziare questo periodo liturgico dalla sesta domenica prima di Pasqua, o prima domenica di Quaresima, nella quale si legge la tradizionale pagina di Vangelo che ci presenta il digiuno di Gesù nel deserto e le tre tentazioni da parte del demonio. Bisogna inoltre tener presente che, nell’antichità cristiana, la Quaresima si caratterizzava soprattutto in senso battesimale: infatti durante la Quaresima i catecumeni (cioè quei pagani adulti che si convertivano alla religione cristiana e che chiedevano di entrare nella Chiesa) si preparavano a ricevere i sacramenti dell’iniziazione cristiana (cioè battesimo, confermazione e prima eucaristia) che sarebbero stati loro amministrati proprio al termine del cammino quaresimale nella veglia di Pasqua.

Di questa dimensione battesimale la Quaresima ambrosiana ha sempre conservato tracce eloquenti, ancor oggi feconde di frutti spirituali sia per chi è già cristiano (e può quindi compiere un itinerario di riscoperta del proprio battesimo), sia per chi provenendo da altre religioni o culture, o non avendo da bambino ricevuto il battesimo chiede di aderire liberamente e responsabilmente alla fede cristiana.

In effetti le quattro domeniche centrali della Quaresima ambrosiana (dalla seconda alla quinta) sviluppano una raffinata catechesi battesimale attraverso i Vangeli proposti (tutti tratti dal testo di Giovanni), dai quali le domeniche stesse prendono nome: e così nella domenica della Samaritana (seconda di Quaresima) troviamo il tema dell’acqua viva e della rinascita interiore; nella domenica di Abramo (terza) il tema della nuova identità del cristiano come vero figlio di Abramo, o meglio vero figlio di Dio; nella domenica del cieco nato (quarta) il tema del battesimo come illuminazione e vittoria sulla cecità del peccato; nella domenica di Lazzaro (quinta) il tema della vittoria sulla morte e del battesimo come inizio della vita eterna.
Un discorso analogo si può fare per i giorni feriali. Innanzitutto si può notare che in essi è stata conservata una particolare “struttura ternaria” nella liturgia della Parola, che non trova riscontro in alcun altro rito liturgico occidentale: il Vangelo infatti è preceduto da due letture entrambe tratte dall’Antico Testamento.
Per le prime quattro settimane tali letture si inseriscono anch’esse all’interno di una precisa catechesi battesimale. Infatti viene proposta la lettura continua (giorno dopo giorno) dell’intero “discorso della montagna” tratto dal Vangelo secondo Matteo, commentato dalle prime due letture con pericopi tratte rispettivamente dal libro della Genesi e da quello dei Proverbi. Sappiamo che questo era un uso già in vigore a Milano nel secolo IV, all’epoca di S. Ambrogio e aveva una precisa finalità catechetica: aiutare il pagano che si era convertito e chiedeva il battesimo a confrontarsi, anche dal punto di vista morale, con le esigenze di una vera vita cristiana quale il Vangelo la propone (a partire precisamente dal “discorso della montagna”, da sempre riconosciuto e presentato come la sintesi del cristianesimo stesso).
La quinta settimana di Quaresima invece introduce al tema della Passione: la prima lettura dei giorni feriali, tratta sempre dai libri storici dell’Antico Testamento, presenta varie figure di “giusto sofferente” (si pensi solo ad Abele, il giusto ingiustamente ucciso dal fratello omicida). come prefigurazione profetica di Cristo, il giusto per eccellenza ingiustamente perseguitato e condannato; la seconda lettura tratta dai libri sapienziali, offre un primo tentativo di spiegazione del “dolore innocente”; infine il Vangelo passa in rassegna le profezie fatte da Cristo stesso sulla sua imminente passione.
Val la pena inoltre ricordare che la Quaresima ambrosiana ha conservato più di quella di rito romano, un clima di austera e rigorosa severità: per questo non vi si celebra alcuna festa della Madonna o dei santi, così che l’attenzione dei fedeli resti sempre e solo concentrata sul mistero di Cristo, che per noi offre se stesso nel sacrificio della Croce. Uniche eccezioni (per altro recenti) sono le solennità di S. Giuseppe (19 marzo) e dell’Annunciazione (25 marzo).
Con la domenica immediatamente precedente la Pasqua – la domenica “delle palme, nella Passione del Signore” – inizia la settimana santa, i cui primi tre giorni (lunedi, martedì e mercoledì) sono caratterizzati da un’antica tradizione catechetica che affonda le sue radici ancora una volta nell’epoca di S. Ambrogio: la proclamazione, durante la liturgia eucaristica, del libro di Giobbe e di Tobia, i giusti sofferenti dell’Antico Testamento, prefigurazioni profetiche del giusto sofferente per eccellenza, Cristo Signore. Il Vangelo di questi primi tre giorni ripercorre invece con aderenza cronologica le tappe che porteranno al tradimento di Giuda e che preludono ai fatti della Passione.
Secondo il computo antico, la Quaresima ambrosiana termina al giovedì santo, perché al tramonto di questo giorno, con la messa che ricorda l’istituzione dell’eucaristia e l’inizio della Passione, comincia il sacro triduo pasquale, vertice e centro di tutto l’anno liturgico cristiano.

Il calcolo dì quei quaranta giorni

Nel rito romano la Quaresima inizia con il mercoledì delle ceneri quando i fedeli ricevono sul capo le ceneri benedette. Ma nel rito ambrosiano nello stesso giorno si è ancora in pieno Carnevale e la Quaresima inizia solo la domenica successiva. Perché questo diverso computo? Semplificando notevolmente, se prendiamo il calendario e, partendo a ritroso dal giovedì santo, contiamo quaranta giorni, giungiamo esattamente alla prima domenica di Quaresima: dunque, i quaranta giorni di penitenza iniziano alla sesta domenica prima di Pasqua e giungono fino al triduo pasquale escluso, che comincia per l’appunto ai vespri del giovedì santo. Questo è, a grandi linee, il computo originario della Quaresima, conservato nel rito ambrosiano. In questa prospettiva si intende la Quaresima come un periodo di quaranta giorni di penitenza, ma non di stretto digiuno, dato che, secondo un ‘antichissima tradizione, di domenica non si doveva digiunare. Nel Medioevo subentrò l’idea dei quaranta giorni effettivi di digiuno; inoltre la Quaresima fu in tesa più come periodo di preparazione alla domenica di Pasqua, che non al triduo pasquale. Di qui derivò la necessitò di un nuovo computo: se infatti partiamo dal sabato santo e contiamo a ritroso quaranta giorni, saltando però le domeniche in cui non si digiunava, giungiamo proprio al mercoledì precedente la prima domenica di Quaresima. Il computo fu accolto dalla Chiesa romana e si diffuse in tutto l’Occidente, tranne che a Milano.

Il significato dei venerdì “aliturgici”

Una delle particolarità più caratteristiche del rito ambrosiano, durante la Quaresima, è quella dei cosiddetti venerdì ‘aliturgici’, parola un po’ tecnica che significa “senza liturgia eucaristica”. Chi entra, in un venerdì di Quaresima, in una chiesa di rito ambrosiano, trova sull’altare maggiore una grande croce di legno, con il sudario bianco: simbolo suggestivo del Calvario e segno di lutto e di abbandono. Si crea così un vero e proprio senso di vuoto, acuito dal fatto che, per tutto il giorno, non si celebra la Messa e non si distribuisce ai fedeli la comunione eucaristica.
Ricercare l’origine storica di questa tradizione non è facile. Per alcuni studiosi, in questo la liturgia ambrosiana si avvicinerebbe alle chiese orientali, nelle quali in Quaresima tutti i giorni della settimana, eccetto il sabato e la domenica sono aliturgici.
Secondo altri, e tra questi il più eminente è il Beato card. Schuster, l’origine sarebbe molto antica e risalirebbe ai tempi in cui la liturgia eucaristica, sempre in Quaresima, era celebrata al calar del sole: poiché di venerdì la preghiera vespertina si prolungava con una veglia composta di salmi, letture ed orazioni che, di fatto, terminavano con una celebrazione eucaristica quando ormai spuntava l’aurora del sabato, il venerdì restava privo della celebrazione della Messa.
Comunque stiano le cose da un punto di vista storico, in pratica la Chiesa ambrosiana ha sempre gelosamente conservato questa particolarità della sua liturgia quaresimale.
A questo proposito si esprimeva l’allora arcivescovo di Milano Giovanni Battista Montini, con parole che ancora oggi conservano la loro attualità e la loro carica spirituale: “La proibizione di celebrare la santa Messa e di distribuire la santa Comunione nei venerdì di Quaresima fa parte dell’estrema accentuazione del carattere penitenziale della Quaresima: si arriva alla coscienza dolorosa della propria indegnità ed all’esperienza, che sa di morte, della perdita del Dio vivo. La devozione di chi comprende il mistero del peccato e della croce deve arrivare a questa tremenda avvertenza, che rasenta il confine dello spavento e della dispersione”.
A questa disciplina, che la Chiesa ambrosiana conserva fin dai tempi antichi, soggiace un profondo significato spirituale. I venerdì della Quaresima ambrosiana, infatti, richiamano più che mai alla meditazione del cristiano il mistero della morte di Cristo in croce, il dramma della Chiesa-Sposa che si ritrova desolatamente privata del suo sposo e Signore. E così l’assenza della celebrazione eucaristica (concretamente: il non poter fare la comunione), da un lato provoca un senso di vuoto e di mestizia, e dall’altro costringe a riflettere sull’essenziale; fa sperimentare, in un certo senso, che cosa significhi essere privati della presenza di Cristo strappato dalla morte alla sua Chiesa; aiuta, quasi pedagogicamente attraverso una specie di “digiuno” dall’eucaristia, a comprendere più profondamente il valore di questo sacramento alla luce del sacrificio di Cristo in croce.

I sabati e la preparazione dei catecumeni

La dimensione battesimale della Quaresima ambrosiana si è conservata non solo nelle domeniche, ma anche nella liturgia dei sabati. Fin dall’epoca di S. Ambrogio (e con ogni probabilità anche prima) nella Milano cristiana il sabato è sempre stato considerato in qualche modo ‘giorno festivo”, più vicino alla domenica che non agli altri giorni feriali, tanto che, a differenza di quanto avveniva a Roma e nel resto delle Chiese occidentali, nella Chiesa milanese il sabato era proibito digiunare, persino in Quaresima. In questo gli storici indicano una preziosa consonanza con le tradizioni liturgiche orientali e, più a monte, con quella ebraica.
Proprio nei sabati di Quaresima, inoltre, fino al Medioevo si tenevano i cosiddetti “scrutinii”, particolari celebrazioni nelle quali i catecumeni si sottoponevano a puntuali verifiche nel loro cammino di preparazione al battesimo. Ancor oggi, durante i sabati quaresimali, vengono proclamate letture scelte per i loro riferimenti battesimali e che quindi completano quella catechesi che già le letture domenicali vanno delineando. Infine bisogna ricordare che l’ultimo sabato di Quaresima (quello precedente la domenica delle palme) ha conservato l’antico titolo di sabato “in traditione symboli”, perché in esso ai catecumeni veniva consegnato il “Credo”, simbolo della  fede cristiana.

Autore: MARCO NAVONI Dottore della Biblioteca Ambrosiana

Fonte: tratto dal sito della parrocchia di Camporicco (Cassina de Pecchi), pubblicato nel 2006

Pubblicato il 6 Marzo 2021