PASQUA 2021

PASQUA 2021

Ho provato ad immaginare il futuro, pur profondamente e intensamente ancorato a questo presente, rileggendo il passato.

Quaresima 2019

Una normalissima e tradizionalissima quaresima, il consueto tempo di 40 giorni… ecc, ecc, ecc. Si cercano esperienze di conversione e di preghiera più intensa, nella quotidianità della vita di sempre. Le chat sono frequentate, sempre connessi virtualmente: ci si racconta la scuola (e si scambiano i compiti più difficili), si ascolta musica, ci si da appuntamento per il pomeriggio o per la sera, si postano foto personali, si scambiano saluti, si comunica senza proferire parola. Ciascuno è immerso nei suoi ritmi personali, lavorativi, scolastici, ricreativi. Le strade sono affollate, la distanza prossimale tra le persone è ridotta al minimo (inferiore a 30 cm.), i luoghi della movida, dalla grande città ai piccoli centri di periferia, sono brulicanti di persone che incrociano gli sguardi ma che nulla hanno in comune tra loro se non il boccale di birra o il bicchiere di cocktail, amico indiscusso di ogni assembramento prefestivo. Al termine della serata o della nottata per i più ”grandi”, tutti nelle proprie case, per attendere l’indomani e per vivere una nuova occasione di ”contatto” ma senza conservarne alcuna memoria, se non quella ridotta del proprio gruppo di amici. Ognuno per sé. E dei volti incrociati nemmeno l’ombra. Forse solo una vaga memoria dei più originali, dei ”diversi”. Ma nient’altro.

Settimana Santa 2019

Una normalissima e tradizionalissima Settimana Santa. Le celebrazioni del Triduo ci introducono nelle profondità del mistero cristiano. Le vacanze scolastiche suggeriscono per alcuni un tempo di riposo, un viaggio o – a trovarla – una settimana sulla neve. Pasquetta è riservata alla consueta ”grigliata” con gli amici, chi nel proprio giardino, chi sulle rive del Ticino, chi in oratorio. Al termine dei diversi riti, sia essi religiosi o semplicemente umani, tutto ritorna ”come prima”. Le chat sono frequentate, sempre connessi virtualmente, ecc, ecc, ecc,

Pasqua 2020

Non è la solita normalissima e tradizionalissima Pasqua. Anzi, la vita stessa non è quella di sempre. Le chat sono ancora roventi, sempre connessi virtualmente, forse più di prima. Ma la comunicazione è univoca, il contenuto è quasi identico per tutti. Ci si racconta la fatica dell’ #iorestoacasa, non ci si da appuntamento alcuno, non si postano foto proprie ma link alle ultime notizie, foto ironiche del momento, poesie incoraggianti, preghiere di speranza dal sapore antico rispolverate per l’occasione, filmati in streaming per vederci e sentirci umani. La comunicazione virtuale segna il passo: desideriamo vivere quel peculiare canale comunicativo che è veicolato non dall’acronimo ”https:/” ma dagli sguardi, dalle strette di mano, dagli abbracci, dai quattro passi al supermercato, dalle panchine saldamente ancorate al fondoschiena, l’anno prima imprigionate dalle nostre soste durature ma ora desiderose anch’esse d’essere nuovamente sopraffatte, soprattutto nelle belle giornate. Desideriamo affollare le strade, rivivere i luoghi della movida, celebrare la propria fede, incontrare volti antichi e volti nuovi, desideriamo!! Il palliativo degli incontri ”home balcony-to-home balcony” ci dona un po’ di gioia ma non può sostituire quelli ”face-to-face”. Ma ancora non possiamo. Ci è chiesto il sacrificio dell’obbedienza e la fatica dell’attesa.

Accanto a questa Italia, ce n’è un altra – ma è la stessa e lo diciamo con orgoglio, fierezza e riconoscenza – quella che non ha tempo di accedere alle chat, non ha tempo di postare sui social né di leggere alcunchè, non può passeggiare per le vie delle città, non può sostare nei parchi, nelle chiese, e paradossalmente non può neppure obbedire ”secondo la legge” e attendere chiusa nella propria casa: sono le persone che si stanno prendendo cura di tutti noi, a livello scientifico, medico, ospedaliero, commerciale (alimentare), pubblico (le amministrazioni e le forze dell’ordine), volontario, ciascuno secondo la propria natura e competenza. In tutto questo (miracolo?) ci scopriamo più vicini: ci si accorge del malato, ci si prodiga per chi ha bisogno, i credenti pregano insieme dimenticandosi di ”sparlare” del proprio vicino di panca, il social web sale in vetta alle classifiche quanto a comunicazioni di speranza, di fiducia, non più fucina di insulti e improperi ma con un’unica voce: #andràtuttobene. E l’arcobaleno, che rappresenta una composizione di colori unica, dice a gran voce che solo l’insieme di microscopiche gocce d’acqua irradiate dal sole, può garantire a colpo d’occhio una gioia possibile che affascina tutti, pur dopo il temporale. E anche a frontiere chiuse, ci si ritrova ad aiutarci a vicenda, oltre le frontiere.

A. D.  MMXXI

Come sarà il futuro? Cosa ci riserverà? Non facciamo proiezioni. Esse sono come le previsioni del tempo: a volte ci fidiamo, a volte ci azzeccano, ma non possono predire il futuro. Abbiamo il dono dell’intelletto e della scienza, che ci hanno fatto fare passi da gigante a favore dell’umanità (ahimè, qualche volta anche contro) e ce ne farà fare ancora di positivi. Abbiamo il dono della fede, di ogni fede, che invoca Dio ed esprime la convinzione che lui ci sta a cuore come noi stiamo a cuore a lui. Per questo preghiamo, per questo non viviamo di aspettative ma di fiducia, ”sperando contro ogni speranza”. E avremo il dono dell’esperienza di questi giorni bui e sofferti, nei quali abbiamo scoperto, pagando di persona, che è possibile dare un volto nuovo alla ”con-divisione”, alla ”com-passione”, alla ”com-unione”: i nostri stessi volti. E la ferma convinzione che tutto questo dipende (solo) da noi.

 

don Virginio

 

 

Pubblicato il 16 Aprile 2020