Notte dei Santi

Notte dei Santi

Una Notte dei Santi senza precedenti che ha visto coinvolti l’Arcivescovo Mario Delpini e tre Vescovi ausiliari della Diocesi, insieme a più di 30 missionari che hanno affiancato i gruppi di adolescenti nel percorso che vedeva attivati nove luoghi del centro di Milano, animati da altrettante istituzioni missionarie. Il fulcro dell’incontro è stato la Basilica di Sant’Ambrogio. Il cuore del messaggio: “Io sono Missione”.

È una Notte speciale quella che vivono gli adolescenti degli oratori ambrosiani. Una Notte dei Santi che sicuramente ricorderanno anche nei prossimi anni… Inizia tutto dalla splendida Basilica di Sant’Ambrogio, dove si raccolgono, a gruppi, con i loro educatori, già dalle ore 18 di giovedì 31 ottobre, nel giorno che segna la conclusione del Mese Missionario Straordinario, voluto da Papa Francesco per richiamare la coscienza che siamo «Battezzati e Inviati». E quale modo migliore se non quello di celebrarlo insieme con gli adolescenti degli oratori, pronti a scoprire il significato di questa Missione a cui tutti siamo chiamati? Lì, nel quadriportico, la Professione di fede e l’aspersione in ricordo del Battesimo. «Proprio quel momento – per lo più vissuto da piccolissimi e di cui ora non abbiamo memoria – segna l’inizio della nostra Missione sulla Terra: siamo diventati figli di Dio e, per la forza dello Spirito, Missionari del suo Vangelo», spiega don Stefano Guidi. «Io sono sempre una missione, tu sei sempre una missione… Ciascuno di noi è una missione nel mondo». Si pensava che era qualcosa da fare, la Missione, e, invece, si inizia a percepire che è più vicina ad un modo di essere, ad uno stile da tradurre, concretamente, nelle scelte di ogni giorno. Guardiamo ai Santi, alla loro luce, alla loro vita riuscita… dal punto di vista dell’essere inviati, mandati: la grandezza dei Santi è stata quella di essere persone che non hanno vissuto per se stesse ma donando la vita, lasciandosi mandare e inviare agli altri.

 

Una Notte che diventa una ri-partenza, anche per noi.

Ad ogni gruppo viene “affidato” un Missionario o un Fidei Donum: una piccola testimonianza e il camminare insieme per le strade della città verso le due tappe previste portano i ragazzi a comprendere meglio il senso dell’«essere Missione». Le nove tappe del percorso diventano così l’occasione per riflettere e per conoscere, secondo lo stile dell’animazione, gruppi ed enti missionari che operano in Italia e nel mondo, incontrando chi dà davvero la vita per la Missione.

Le tappe con chi è Missione

In piazzale Cadorna, la gente va per lo più per prendere un treno. Capita però che ci sia qualcuno che desideri partire ma (nella drammatizzazione) un controllore lo blocchi al metal detector perché c’è qualcosa che non va nella valigia, chiedendo dove fosse diretto e perché porta solo un giornale: «Bangladesh» (o Guinea Bissau, a seconda della missione in cui era stato il padre del PIME), «Sul mio giornale ci sono buone notizie, quindi io porto buone notizie»… Poi viene chiesto «In quale momento hai riconosciuto che c’era Gesù, con te?», in oratorio o nella vita, secondo lo spunto delle “quattro del pomeriggio” del Vangelo che viene consegnato.

 

Nella Chiesa di San Vincenzo i ragazzi vengono divisi in piccoli gruppi. In cerchio, in un clima di grande familiarità, operatori di diversi ambiti di Caritas Ambrosiana, raccontano la loro testimonianza, una di quelle che lasciano il segno: dalla ragazza in Servizio Civile che si occupa di minori non accompagnati, alle persone che, di notte, si affiancano alle prostitute per tentare di aiutarle, alla famiglia che ospita un rifugiato. «Missione non è solo andare dall’altra parte del mondo, ma anche qualcosa che si traduce in scelte quotidiane di coraggio e altruismo».

 

Nell’oratorio di Sant’Ambrogio è Raimond a catalizzare l’attenzione degli ado: un ragazzo che lavora con il COE (Centro Orientamento Educativo) mostra un cortometraggio d’autore, legato alla vita quotidiana di un bambino e alla questione delle scelte, per raccontare l’esperienza vissuta in Congo, la guerra, la fame, le decisioni importanti e quanto conti riuscire ad avere una fede profonda. «Credere è una follia, una follia bellissima».

 

Nella Basilica di Sant’Eustorgio ecco i missionari Saveriani, che condividono con i ragazzi il loro obiettivo e il loro modo di vivere: in comunità, insieme, perché l’altro è mio fratello, nonostante i nostri genitori siano diversi, anche se proviene da Paesi lontani, unendo il mondo sotto la stessa famiglia. Poi ci si mette alla prova con un piccolo gioco, per assegnare le bandiere al missionario di riferimento, e, al termine, il ballo africano Jambo.

 

Per il Vispe, alla Chiesa di San Giorgio al Palazzo, ragazzi molto giovani (dai 18 anni), vicini all’età degli adolescenti della Notte dei Santi, testimoniano la loro esperienza di missione (da un mese a quattro mesi) in Burundi, «Io sono missione», giocando sul tema della luce. «Eravamo come un faro, “bianchi come siamo” – scherzano – portando luce nel buio… erano tutti incuriositi da noi e ci hanno accolto con gioia. Tornati abbiamo portato quella luce nella nostra quotidianità».

 

In Piazza degli Affari si balla e si canta, con i Cappuccini e i missionari volontari, al suono della chitarra e della fisarmonica. Una scenetta recitata spiega le storie di alcune persone che hanno cambiato vita, grazie alla missione, poi i ragazzi vengono invitati a scrivere su un foglietto un nome o un’azione legata a un santo e a urlare il nome al cielo.

 

Anche nella Basilica di San Lorenzo risuona la musica, con la testimonianza del coro di Cornaredo GiocantAdo che racconta cosa vuol dire missione, attraverso esempi di missione. Così, loro, “fanno missione” attraverso la loro passione, il canto e la musica. «Missione significa anche mettersi in gioco e spendersi per Dio attraverso la propria passione e capacità». I ragazzi sono così coinvolti in alcuni canti particolari (come il Padre nostro africano) realizzando il ritmo attraverso suoni con la bocca, battendo le mani…

 

Nella Basilica di San Vittore un video realizzato dal Celim è l’opportunità per lavorare in gruppi, rispondendo ad alcune domande sul volontariato, sui desideri e le paure. Se quello che osserviamo di negativo legato ad esso nella vita viene “buttato” in un cestino (critiche, esclusioni, incomprensioni…), altri pensieri raccolgono le idee su “come vorrei che fosse, come vorrei viverlo” e che cosa constato che accade alle situazioni, mettendomi in gioco nel volontariato.

 

Ma tutto si poteva pensare, fuorché di ritrovarsi intrappolati in una “Escape room”, gioco di grande attualità, organizzato dai Comboniani all’oratorio San Vittore per raccontare la missione senza parlare: una serie di prove suddivise in cinque stanze per far vivere alcune dimensioni del missionario (povertà, impegno, sobrietà…). Al termine, il risultato (a cui si giunge solo insieme) permette di aprire un vecchio baule: «Gesù è la chiave» è l’ultimo messaggio che viene consegnato, che completa gli altri, «Gesù aiutami ad uscire tu…» «E mandami dove vuoi tu».

Nella Basilica di Sant’Ambrogio

Si torna dunque alla Basilica di Sant’Ambrogio, arricchiti dalle esperienze e dalle testimonianze ascoltate, per vivere l’ultima parte della Notte dei Santi, impegnandosi in prima persona in un’esperienza di dialogo e di incontro con qualcun altro, il Vescovo, e poi per qualcosa di più grande, soffermandosi in silenzio per un tempo di preghiera personale, in un modo così intenso come, forse, non si è mai provato prima. «È la possibilità per ricominciare qualcosa, voltare pagina, dedicarsi a una missione che conta, fare un passo in avanti… attraverso la riconciliazione con uno dei venti sacerdoti a disposizione. Si può anche vivere un momento di adorazione, nella chiesetta di San Sigismondo accanto alla Basilica, appuntandosi pensieri, emozioni e sensazioni. In questa Notte dei Santi, scoprite che non c’è differenza fra essere battezzati e discepoli di Gesù ed essere missionari». Il quadriportico risuona dei nomi dei ragazzi e di quella parola, “Eccomi!”, con cui il cristiano risponde ogni volta che c’è una scelta da compiere, nel nome di Gesù.

 

L’incontro con l’Arcivescovo

L’ascolto del Vangelo di Giovanni (20,18-23) viene commentato, per i primi gruppi, proprio dall’Arcivescovo Mario Delpini: «I discepoli si trovavano in un ambiente con le porte chiuse, per paura dei giudei. Erano un gruppo di uomini spaventati. Qualche volta forse capita anche a voi di avere paura… di sentirvi in difetto e complessati, di non pensarvi simpatici o di avere difficoltà a scuola. Ma, a dire la verità, Dio ha stima di voi. Non dovete dire che non valete niente, anche se a volte siete impauriti o se siamo inaffidabili. Gesù conosce ciascuno e rivela che ha stima di voi: vi considera adatti per la missione che vi vuole affidare! Ecco dunque il secondo pensiero di questa sera: il Signore ha stima di voi, quindi voi siete autorizzati ad avere stima di voi stessi. Non dovete guardarvi allo specchio e dire “che disastro che sono”… non sono bravo come quello là, vedo solo i miei pasticci… Siamo portati a sottovalutarci, a volte, magari dopo una mattina andata male a scuola, una partita persa e la ramanzina del papà: ci possono essere nella vita momenti di scoraggiamento, cose che mi fanno arrabbiare, ma se uno considera che Gesù ha stima di me capisco che io posso aver stima di me stesso, sono amico di Gesù. Per questa stima affida loro una missione: siete battezzati e inviati, chiamati per nome e chiamati per essere mandati. Gesù caratterizza la missione in una certa maniera: a chi perdonerete sarà perdonato. La missione sostanziale è quella di dire “siete perdonati”, annunciare che c’è perdono quando si sbaglia, esiste la possibilità di una vita nuova, ricominciando, riconciliati. Ecco i tre pensieri che vi voglio consegnare: non dovete sottovalutarvi, perché Dio ha stima di voi; se Dio ha stima di voi tu sei autorizzato ad aver stima di te stesso; Gesù vi manda, non in qualche impresa spericolata, a conquistare il mondo, ma il compito che vi affida è di annunciare il perdono e la pace, una missione di riconciliazione e di misericordia, creando comunità in cui ci si voglia bene».

 

L’incontro con i Vescovi ausiliari

I gruppi successivi incontrano altri Vescovi ausiliari della Diocesi, come monsignor Erminio De Scalzi che spiega «la differenza tra i missionari a vita, quelli che abbandonano il proprio Paese, portando via qualche libro, la Bibbia in particolare, per recarsi in un Paese lontano… e poi ci sono i missionari con la vita, ciascuno di voi. Cosa vuol dire essere missionari? Quando uno riceve una bella notizia, non se la tiene per sé, sente il desiderio di donarla agli altri», monsignor Franco Agnesi che sottolinea che «I discepoli si sono chiusi per timore dei giudei ma anche perché sono “abbacchiati”, rattristati dal senso di colpa di aver abbandonato Gesù, ma poi lo vedono in mezzo a loro, che affida loro qualcosa da fare per lui, da condividere insieme. Dopo il cammino, l’ascolto della Parola, il gesto dell’Èffeta, la possibilità della riconciliazione, l’adorazione… lasciatevi guardare da Gesù che vi stima come siete, con tutte le “pasticciate”, le fatiche e le cose belle che avete nel cuore». Conclude, ed è quasi mezzanotte, davanti ai tantissimi ragazzi che ancora riempiono la Basilica di Sant’Ambrogio, monsignor Paolo Martinelli «Essere missione ci porti a concepire noi stessi insieme agli altri, inviati a portare la gioia e il Vangelo dove siamo chiamati a vivere, nella nostra famiglia, nel nostro quartiere, nella scuola, lungo le strade. Viviamo così la missione, lasciamo che il Signore ci mandi a tutti coloro che incontriamo, portatori non di noi stessi ma di una gioia che viene dall’alto».

Una Notte dei Santi in chiave missionaria, per riscoprire che anche noi siamo mandati. Alla fine a ciascuno è stata consegnata una Croce come ai partenti durante la Veglia missionaria. Il Signore ci ha reso partecipi della sua stessa missione: un modo di essere, di esistere, sentire la vita, comprendere il tempo, abitare lo spazio, che è uno stile, un modo di abbracciare la vita ogni giorno, portando a tutti gioia, perdono, pace, in un rapporto costante con il Signore.

Siamo battezzati e inviati, comprendono gli adolescenti in questo percorso, per portare agli altri nella gratuità, nel servizio, nella testimonianza, quello che nella nostra vita abbiamo ricevuto.

Pubblicato il 7 Novembre 2019