BUON NATALE o BUONE FESTE?

BUON NATALE o BUONE FESTE?

Il polverone mediatico che ha sollevato il pronunciamento della Commissione Europea – nel Manuale per le Comunicazioni – riguardo alla proposta di sostituire gli auguri da ”buon Natale” a ”buone Feste” è stato immediato e di sintomatiche proporzioni. E gli ”scudi deflettori” si sono alzati da più parti, al punto tale che la UE ha fatto marcia indietro. Un fuoco di paglia, dunque, a ben guardare.

Le parole del Segretario di Stato Vaticano, il card. Paroli, sono equilibrate e sintetiche: ”Credo che sia giusta la preoccupazione di cancellare tutte le discriminazioni. E’ un cammino di cui abbiamo acquisito sempre più consapevolezza e che naturalmente deve tradursi anche sul terreno pratico. Però, a mio parere, questa non è certamente la strada per raggiungere questo scopo. Perché alla fine si rischia di distruggere, annientare la persona, in due direzioni principali. La prima, quella della differenziazione che caratterizza il nostro mondo, la tendenza purtroppo è quella di omologare tutto, non sapendo rispettare invece anche le giuste differenze, che naturalmente non devono diventare contrapposizione o fonte di discriminazione, ma devono integrarsi proprio per costruire una umanità piena e integrale. La seconda: la dimenticanza di ciò che è una realtà. E chi va contro la realtà si mette in serio pericolo. E poi c’è la cancellazione di quelle che sono le radici, soprattutto per quanto riguarda le feste cristiane, la dimensione cristiana anche della nostra Europa. Certo, noi sappiamo che l’Europa deve la sua esistenza e la sua identità a tanti apporti, ma certamente non si può dimenticare che uno degli apporti principali, se non il principale, è stato proprio il cristianesimo. Quindi, distruggere la differenza e distruggere le radici vuol dire proprio distruggere la persona” (https://www.vaticannews.va/it/papa/news/2021-11/parolin-natale-cancellato-persona-discriminazioni-santa-sede.html).

Non voglio sollevare altra polvere. Personalmente ritengo che nessuno mi possa impedire di augurare ”buon Natale” alle persone che incontro per la strada o a quelle a cui invierò un biglietto affettuoso, di qualunque religione siano. Ma basterebbe fare una raccolta di questi biglietti augurali: su quattro che ho ricevuto recentemente (con ”allegato”  panettone e spumante), tre portavano la dizione ”buone Feste”, accompagnata da disegni e ghirlande colorate. Già questa esperienza mi fa capire che non c’è bisogno di alcun pronunciamento né suggerimento da parte delle istituzioni al riguardo: ciascuno si regola da sé e augurerà agli amici ed ai vicini quello che vorrà in coscienza.

Vorrei invece fare una considerazione su cosa sia, in profondità e in concreto, l’accoglienza, primo e assoluto principio per cancellare ogni discriminazione (anche se non l’unico). L’etimologia della parola indica che ”ad-colligere” significa ”ricevere presso di sé”. Dunque è una questione di cuore (si veda l’articolo: ”Sinodo 2: ascolto”) e non di parole. Ricordate quanto scrisse il Ministro delle Infrastrutture Paola De Micheli nella scorsa estate? Tra le proposte relative al trasporto pubblico locale, ritenne necessaria una concezione più ampia e allargata del termine ”congiunti”: dovrebbe essere estesa anche a tutti gli alunni della stessa classe e ai colleghi di lavoro. Le parole hanno un significato a volte non univoco, è vero, ma non possono essere estese e trasformate a partire dal nostro bisogno che la realtà giochi a nostro favore. 

Poi ci sono tutte le altre opportune considerazioni che si possono fare sulla corretta e rispettosa reciproca accoglienza, sul rispetto delle leggi del paese in cui si vive, che purtroppo diventano spesso luoghi comuni ma non possiamo dimenticare che la ”vera” accoglienza che elimina le discriminazioni (quella religiosa è solo una parte, ma ce ne sono altre di più profondo spessore) è quella che «ha qualcosa di positivo da offrire alla libertà e all’uguaglianza». Così si esprime Papa Francesco nella ”Fratelli tutti”, al n. 103 parlando della fraternità. E continua, in conclusione al n. 285, citando il Documento sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune, Abu Dhabi (4 febbraio 2019): «Perciò desidero riprendere qui l’appello alla pace, alla giustizia e alla fraternità che abbiamo fatto insieme: In nome di Dio e di tutto questo, […] [dichiariamo] di adottare la cultura del dialogo come via, la collaborazione comune come condotta, la conoscenza reciproca come metodo e criterio».

E poi, a ben guardare, non dovrebbero essere né il Natale e neppure le Feste i soggetti della bontà: ma ciascuno di noi. Ancora: ma non una bontà ”di facciata” (perché è Natale, poi dopo le…. Feste, tutto torna come prima) bensì di sostanza, che coglie nello sguardo di ciascuno un fratello o una sorella, che nessuno ha scelto ma che gli sono stati posti accanto per un breve spazio temporale per condividere la vita.

Allora auguri! Che sia buono il desiderio che tu porti nel cuore e sia a favore di ogni persona che incontri, come abbattimento di ogni forma di discriminazione. 

Il desiderio che è custodito nel mio cuore, per te, è che questo sia un Natale buono perché visitato dall’amore concreto e reale di Dio che si è fatto uno di noi e ci ha accolto per primo.

don Virginio

Pubblicato il 2 Dicembre 2021