LETTURE D’ESTATE

LETTURE D’ESTATE

Agli eventuali lettori:

Questo libro è un libro come un altro, ma avrei piacere fosse letto solo da persone dall’anima già formata. Quelle persone sanno come l’avvicinamento a ogni cosa avvenga per gradi e con sofferenza — e passando talvolta attraverso l’opposto di ciò che è la meta. Quelle persone e solo loro capiranno passo per passo che questo libro non toglie nulla a nessuno. A me, per esempio, il personaggio di G.H. ha dato a poco a poco una gioia difficile, eppure il suo nome è gioia. (epigrafe al libro)

LA PASSIONE: PERDERSI PER RITROVARSI

Il titolo del presente articolo è mio e rappresenta l’estrema sintesi di quanto questo libro ha evocato durante la lettura. La sua densità espressiva, per un uso “complesso” di parole ricercate e a volte inventate che creano una sinergia – a mio parere non sempre decifrabile con semplicità – tra le forme e le forze che gravitano attorno agli eventi, richiederebbe la disposizione di percorrere lo stesso itinerario della protagonista, “per gradi e con sofferenza – passando talvolta attraverso l’opposto di ciò che è la meta”. 

Una trama semplice, che si svolge in un luogo nel quale il tempo è dilatato in un continuo movimento tra il dentro e il fuori della vita di chi racconta: una donna, di cui conosciamo solo le iniziali, G.H., decide di riordinare la sua casa dopo che la sua domestica ha deciso di interrompere il suo servizio presso la sua abitazione. La protagonista del libro, che è la narratrice in prima persona, inizia a riordinare casa proprio a partire dalla stanza della domestica, supponendo che qui il disordine sia maggiore rispetto a tutte le altre. Con sua sorpresa troverà una stanza ordinata, pulita ma… l’inaspettato costituirà il punto di partenza per un lungo viaggio interiore, raccontato nel lungo e interminabile monologo che è la struttura dell’intero libro.

Tra kronos e kairos

Il racconto non segue un’organizzazione temporale rigida bensì consta di una successione di molteplici eventi che danno il senso del tempo che scorre. Il kronos è quasi sostituito dal kairos: tutto si svolge nella stanza della domestica, brevissime sono le indicazioni di spazio, di tempo e di luogo perché il fine è quello di “descrivere” ciò che tempo, spazio, luogo suggeriscono alla vita interiore. La grande importanza data ai sensi, rende giustizia al “sentire” umano come elemento fondamentale della conoscenza di se e della realtà: “auscultare” è l’azione che più esprime il dinamismo della coscienza (“auscultando gli oggetti, qualcosa di quegli oggetti gli sarà ridato e quindi a sua volta restituito agli oggetti”).

Tutto ciò che G.H. fa, vive, vede, tocca, assapora, accade… tutto è un’occasione per rientrare in se stessa e “consegnarsi con la fiducia di appartenere all’ignoto”, senza più la paura della disorganizzazione profonda, rinunciando anche alla “terza gamba” che da’ stabilità ma immobilizza e impedisce di camminare. “La rinuncia è una rivelazione”.

G.H. sono le iniziali del nome della protagonista del racconto. “Il nome è un’eccedenza e impedisce il contatto con la cosa”, cioè le parole resistono alla profondità, non raggiungono pienamente la realtà, ne (ri)velano una profondità imperfetta. In G.H. parla la vita, non le parole.

Dal “che cosa sono” al “chi sono”

L’idea di persona che G.H. assume è una forma precostituita: “in quella persona organizzata io mi incarnavo e non avvertivo neppure il grande sforzo di costruzione che era vivere”. Sente il bisogno di un senso, per “resistere alla tentazione di darmi una forma” e per rendere più facile questo processo immagina di scrivere a qualcuno, un “tu” che, nello scorrere del libro, a volte è se stessa (il disegno della donna sulla parete della stanza), a volte è una mano trattenuta per essere sostenuta, altre volte pare una persona concreta (un uomo? un amore perduto? un amore immaginato?).

Ancora più in profondità, il desiderio che muove G.H. ad entrare nella stanza della domestica, è collegato al “rischio grande di accedere alla realtà” interiore. Superata la prima soglia ce n’è un altra, quella dell’armadio. La vita è fatta di “soglie” progressive, dalle quali si entra e si esce, si avanza ma a volte anche si indietreggia.

L’incontro di G.H. con la blatta (o con se stessa?)

Quella “cosa” rivela una realtà diversa da quella che immagina, pensa e vive. La vita di G.H. fino a quel momento è stata costruita da una precisa idea di persona, ordinata, organizzata, come era il suo appartamento ma che non gli apparteneva.

La blatta emerge in tutta la sua consapevolezza quando G.H. comprende che “la vita è anzitutto attenzione al processo della vita in me”, ed essa diventa come una soglia di ingresso alla verità che la protagonista cerca sulla sua vita. E’ il suo “tentato omicidio” che le rivela l’inumano di cui siamo costituiti, mai perfetti ma sempre perfettibili.

La vita programmata, definita, organizzata, impatta con quella “cosa” e crea una cesura nella consapevolezza di G.H.: “la cosa che non avevo mai sperimentato era l’impatto col momento chiamato «adesso». Oggi mi esige oggi stesso. […] Di colpo mi sono risvegliata da quella inattesa oasi verde dove per un attimo mi ero interamente rifugiata”. Da qui la necessità di dare compimento a questo percorso interiore: “il colpo di grazia che si chiama passione”. Assimilare la blatta in un processo di resistenza e resa, diventa per G.H. il suggello di una accettazione dell’inaccettabile, la propria condizione umana di limitatezza, di fragilità e della sua (completa) accettazione.

“Solamente allora la mia natura verrà accettata, accettata con il suo supplizio stupefatto dove il dolore non è qualcosa che ci accade ma ciò che noi siamo. E verrà accettata la nostra condizione come l’unica possibile perché è quanto esiste e non altro. E perché viverla è la nostra passione. La condizione umana è la passione di Cristo”.

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Il libro è stato una scoperta, faticosa e piacevole ma ancora incompleta. Un monologo “interiore” che comunque ha avuto bisogno di rivolgersi a un “tu” concreto – la necessità di una mano che sostenga e accompagni – così unico, che usa parole non scontate in un intreccio continuo e ripetitivo ma mai identico. Tutto questo mi convince che una lettura più pacata e “meditata” possa essere una buona occasione per lasciare emergere l’altro 90% che ancora è nascosto nel racconto. Ma sono anche convinto che le stesse pagine più o meno comprese, rivelerebbero ulteriori forze per sperimentare “lo stato di grazia che esiste in permanenza: noi salvi lo siamo sempre”.

don Virginio

Il libro è già disponibile per la lettura presso la Biblioteca Comunale di Rosate ed è comunque prenotabile sul circuito interbibliotecario della Fondazione per leggere

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Clarice Lispector è una scrittrice ucraina naturalizzata brasiliana. Nata in Ucraina, a Cecel’ny  nel 1925 da una coppia di emigranti russi in viaggio verso Odessa, è stata definita la maggiore scrittrice brasiliana del secolo scorso. Dopo l’infanzia a Recife, si laurea in legge a Rio de Janeiro. Sposa un diplomatico con il quale vive prima in Italia e poi in Svizzera e negli Stati Uniti. Madre di due figli, nel 1958 torna definitivamente a Rio dove, nell’autunno del 1977, muore. Ottiene una enorme fama, postuma. Tra i suoi titoli, possiamo citare la raccolta di racconti Le passioni e i legami, il romanzo d’esordio Vicino al cuore selvaggio, L’ora della stella, La passione secondo G.H. e ancora Il segreto, Un apprendistato o il libro dei piaceri, il libro per bambini Il mistero del coniglio che sapeva pensare.

Pubblicato il 3 Settembre 2022