LA VITA OLTRE LE PAROLE

LA VITA OLTRE LE PAROLE

”Abbiamo due vite e la seconda inizia quando ti rendi conto che ne hai una sola” (Mario de Andrade)

 

Dopo l’emergenza sanitaria, quella economica. Ma già fa capolino un’altra emergenza: quella psicologica, cioè quella capacità di ”tenuta” interiore alle limitazioni, alla mancanza di rapporti sociali, alla ripetitiva giaculatoria dei dati numerici, all’enfasi altalenante ora sui nuovi contagi, ora sui guariti. L’espressione più comune, segnale di questa mancanza di tenuta, è ”Non ce la faccio più!”. Quando avvertiamo questa vocina si accende una lampadina: la nostra coscienza sta per attraversare lo spazio dell’aridità interiore, nella quale non sa più ”che pesci pigliare” per sentirsi bene.

Ciascuno mette in atto diversi correttivi, per impedire alla vocina d’essere persistente e toglierci quella ”gioia” necessaria anche in questa fatica, per garantirci sempre una direzione e un significato a questo vivere così complesso perché non è da noi. C’è chi prega, c’è chi legge, c’è chi fa tutte due, c’è chi interagisce sui social, chi ”si incontra” in chat, chi telefona… insomma, siamo capaci di inventare creativamente qualcosa che ci fa sentire ancora ”vivi”, nel senso più profondo del termine (su questo pensiero, F. Muzzarelli  è molto chiaro e lungimirante nel suo libro, al capitolo ”Psiche agitata e resilienza”, pag. 30).

Da alcuni testi, che riporto in calce all’articolo, messi a disposizione dalla casa editrice EMI (formati ebook o pdf, scaricabili gratis dal sito dopo essersi registrati), ho provato a tirar fuori qualche pensiero che mi ha colpito e lo ripropongo per favorire uno sguardo più ampio, ciò di cui abbiamo bisogno adesso.

 

1. TEMPO

Abbiamo vissuto negli ultimi decenni – e avremmo continuato ancora adesso – a vivere con l’agenda in mano, cercando di inserire in tutti gli spazi possibili, cose da fare, progetti da realizzare, appuntamenti da gestire. Ogni anno cerchiamo nuovo spazio sul planning settimanale e ci ripetiamo continuamente che abbiamo bisogno di tempo, di respiro, di ”staccare la spina”. Abbiamo relegato questo bisogno (forse) al fine settimana, spesso solo (e non sempre) alle vacanze. Ma…

Recuperare l’orizzonte

Un noto racconto, parla di un viandante medievale che, passando vicino a un cava di pietra, interroga tre lavoratori, chiedendo a ciascuno cosa stessero facendo. Il primo rispose: ”Mi sto ammazzando di fatica”. Il secondo, con tono di rimprovero ”Non lo vedi? Lavoro da mattina a sera per mantenere mia moglie e i miei bambini”. Il terzo, con uno sguardo diverso e fiero ”Non lo vedi? Sto costruendo una cattedrale”. G. Fazzini commenta così questo racconto: «L’orizzonte di riferimento è decisivo per capire le priorità dell’uomo e il suo modo di intendere la vita… Ciò che fa la differenza è l’unità di misura, la prospettiva che si ha sul tempo. Se l’orizzonte è l’eternità, le cose cambiano. Saper guardare lontano è la virtù che possiede chi contempla gli altri in un orizzonte più grande, cioè chi pensa al ”dopo di sé”».

 

2. RI-PARTENZA

C’è una parola che risuona come un mantra in queste ultime settimane, alle soglie dell’agognata   fase 2: è la parola ”ripartenza”, accostata a ”non sarà più come prima”. Scrive G. Fazzini: «Andrà davvero così, oppure esibiremo la nostra incredibile incapacità di imparare dal passato?» e cita due articoli di giornali diametralmente opposti: ”Dopo la peste torneremo a essere umani” (David Grossman, Repubblica, 20 marzo 2020) e ”Nessun virus è in grado di fare la rivoluzione” (Byung Chul Han, El Pais, 22 marzo 2020). Chi ha ragione?

Solidarietà

Non abbiamo risposta, non sappiamo cosa e come cambierà. C’è però una condizione del presente che è significativa e istruttiva: questa quarantena imposta per prevenire il contagio ha fatto emergere ciò che L. Fazzini definisce «una solidarietà per sottrazione». Siamo tutti (o quasi) diventati solidali perché impediti a vivere insieme. Siamo diventati solidali nel combattimento di un ”nemico” comune e nella conseguente ricerca di una ”risoluzione” comune al contagio, risoluzione che deve interessare tutti, speriamo non solo i paesi ricchi e industrializzati ma anche i più poveri del mondo. Dunque una nuova ri-partenza ha bisogno di una direzione comune.

Il ”noi” che determinerà la guarigione

D’altro canto, se non sarà più come prima, la ripartenza avrà carattere di novità, di ignoto, di inesplorato e sconosciuto. Non sarà allora una ripartenza bensì una vera e propria partenza, una vera e propria costruzione nuova, nella quale ciascuno dovrà avere necessariamente parte, a partire da una condizione che è irrinunciabile e che ci è toccato oggi vivere anche contro la nostra volontà. E’ l’esperienza forzata del ”noi” del contagio pandemico, non circoscritto come (ahimè) ”speravamo” in una remota regione del globo, e dell’universale desiderio di guarigione. E’ un’esperienza che deve attivare il passaggio epocale ”dall’io al noi”.  Se questo passaggio non avverrà, ogni partenza e forse ogni futuro, assomiglierà a un motore ingolfato: arriverà troppo carburante impedendo di viaggiare e, forse, di partire.

Scrive L. Fazzini: «Tutta una stagione della nostra società ci ha fatto credere che ”noi siamo” quando e quanto più siamo indipendenti. E tanto più valiamo, quanto meno siamo legati agli altri… perché gli altri sono un ostacoli al nostro avvicinarci al successo, alla realizzazione» (pag. 29). E cita il film Cast Away, nel quale anche il naufrago ha dovuto costruire un ”tu” dipingendo un volto umano in un pallone, per sopravvivere a un naufragio che è quasi una rinascita.

«Se rimani bloccato nel traffico per un ora contribuisci al PIL. Se invece vai a casa di un amico per dare una mano ad imbiancare, no”. Capovolgiamo questa contraddizione del nostro tempo con la forza solidale del ”noi”, dentro un orizzonte che guarda avanti al ”dopo di sé”, per iniziare già fin d’ora a pensare a come sarà la ”fase 3”. Basterebbe anche solo intorno a noi.

 

don Virginio

 

 

I testi sono scaricabili su www.emi.it (tutti i titoli sono della casa editrice EMI, Verona, aprile 2020)

GEROLAMO FAZZINI, Siamo tempo (l’abbiamo scordato?)

LORENZO FAZZINI, Dio in quarantena. Una teologia del coronavirus

FRANCESCO MUZZARELLI, Spaesati in casa. Orientarsi al tempo del Covid-19

Pubblicato il 27 Aprile 2020