IL QUOTIDIANO DA AMARE

IL QUOTIDIANO DA AMARE

Un brulicare di gente, di piccoli e di grandi. Un “formicaio” operoso nella programmazione, nell’organizzazione, nella gestione dei diversi momenti operativi: gli stand, il gonfiabile, la pizza, il bar, le frittelle, la cuccagna… e senza la classica domanda di ogni festa “ma… chi mette giù i tavoli?“, perchè molti hanno affinato la vista e, al bisogno, si sono messi all’opera predisponendoli perchè ciascuno potesse accomodarsi a cenare o a parlare con gli amici. Ma non è finita con la tanto desiderata cuccagna: lunedì, dalla mattina al pomeriggio inoltrato, altri movimenti hanno permesso di trasformare in “ordine” ciò che la festa, come ogni festa, mette in “sano disordine”.

Gratitudine: «Vieni, vedrai che il mio oratorio ti piacerà»

Non importa quante ore abbiamo speso per rendere accogliente l’ambiente, non importa quanta immondizia abbiamo raccolto e insaccato, non importa quanto tempo siamo stati in piedi a spianare e infornare le pizze, a friggere frittelle e patatine, a preparare le salamelle, a servire al bar, a gestire gli stand e tutto il resto… non importa se abbiamo fatto tutto quello che è stato fatto (mentre altri non l’hanno fatto). Quello che è realmente importante – come dice un cortometraggio dal titolo “La donna invisibile” – vogliamo che ciascuna persona, varcando l’ingresso dell’oratorio, possa dire ai suoi amici «Vieni, vedrai che il mio oratorio ti piacerà». E la storia del nostro paese, della nostra comunità parrocchiale, è fatta di persone che hanno vissuto e che vivono ancora così, che hanno fatto e tutt’ora fanno tutto questo perchè l’oratorio, dagli ambienti esterni a quelli interni, dal bar alle salette, possa essere accogliente per tutti. Una gratitudine da restituire, ma non in denaro (sarebbe senza prezzo), non in targhe commemorative (sarebbe insufficiente), non in articoli di giornale altisonanti (sarebbe retorica). La gratitudine riconoscente si manifesta nel rendere questo luogo ancora accogliente, ancora educativo, ancora pulito e ordinato, come sempre, grazie a chi ci ha messo tempo e passione (e ancora la nutre nel segreto della propria interiorità e solitudine) oltre le ore pattuite. La gratitudine riconoscente diventa una nuova presenza concreta, semplice, quotidiana.

Un quotidiano da scegliere e da amare

Tanti anni fa la FOM aveva indicato due immagini per descrivere l’oratorio: la stazione ferroviaria e il cantiere. La prima indica un grande movimento di persone ma tutte concentrate sul proprio viaggio, sui propri interessi, senza prevedere una relazione con il vicino, a tal punto che quando siamo costretti a stare seduti accanto a uno sconosciuto, ci sentiamo a disagio. La seconda – più corrispondente – consegna un immagine sempre in movimento, sempre con una molteplicità di persone in presenza ma tutte coordinate e mosse dal desiderio di costruire, non solo di conservare un esistente. E, come ogni costruzione, si devono prevedere delle “modifiche in corso d’opera”. Questa processualità, indicata dall’immagine del cantiere, è l’unica che può garantire una costruzione che non distrugge ma modifica, rinnova, inventa, crea nuove opportunità. La stazione ferroviaria è sinonimo di fretta, di urgenza (per non perdere il proprio treno); il cantiere rimanda al quotidiano, al lento fluire delle cose, alla giusta misura, alla paziente attesa.

Sempre uguale e sempre diverso: la creatività

Il quotidiano porta con se due dimensioni fondamentali: è sempre uguale, perchè è ripetitivo, è riferito all’abitudine (habitus), segue il ritmo del tempo e delle stagioni. Ma è anche sempre diverso, perchè colui che lo vive – cioè ciascuna persona – non è mai identico a se stesso, evolve e cresce in età, saggezza, creatività.

Allora è questa l’opportunità che ci è data oggi. Nessuno sostituisce nessuno, ma ciascuno si mette all’opera con la sua identità, con le sue forze, con la sua umanità, con le sue risorse, con la sua creatività. E in questo cantiere, che deve essere sempre in movimento (quanti cantieri si chiudono perchè più nessuno ci lavora!!! e quante opere edilizie incompiute sono segno di spreco e di inadempienza!!!), si costruisce la vita, si realizza la vita, ci si prende cura della vita. Una vita speciale, non solo quella biologica, non solo quella morale, non solo – aggiungo – quella di fede. Tutto questo ci interessa ma sono sempre più convinto che ciò che oggi deve stare a cuore nel quotidiano (pomeridiano) vivere questo infinito cantiere, è la costruzione di un «noi» che ci realizza, ci identifica in una appartenenza. In una stazione ferroviaria il “noi” non esiste, in un cantiere è d’obbligo, pena la sua distruzione.

Saturday night family

Nasce questa interessante iniziativa, spontanea, da alcune famiglie. C’è un bisogno: i ragazzi/e preadolescenti e adolescenti (anche giovani e adulti?), che oltre le vacanze estive escono al sabato sera, soprattutto nei mesi invernali, dove possono trascorrere il loro tempo? In casa di amici è possibile, molti lo fanno. E’ una possibilità ma sempre limitante e non solo a livello numerico. Perchè non in oratorio, nel quotidiano vivere il “fine settimana”? Ecco la nascita di questa proposta: un gruppo di famiglie si è organizzato per garantire l’apertura serale dell’oratorio il sabato sera. Ma tutte le famiglie che vorranno potranno dare questa disponibilità, per aprire l’oratorio o semplicemente per stare con altre famiglie (il famoso «noi» citato prima). Qualcuno potrebbe avvertirmi: “Ma non hai messo i nomi e un telefono per dare la disponibilità” (ma tanto nessuno chiama…). Basta venire in oratorio il sabato sera, sedersi a un tavolo, presentarsi, bere qualcosa insieme e offrire la propria disponibilità ad esserci.

La festa è finita ma… non “gabbiamo” (ingannare, deridere, beffare, imbrogliare) nessun Santo, nè San Luigi, patrono del nostro oratorio, ne i Santi di cui portiamo i loro nomi. Passata la festa… rispettiamo e onoriamo il santo quotidiano convenire in oratorio, opportunità creativa della comunità del «noi».


Se la vostra quotidianità vi sembrerà povera, non date ad essa la colpa. Accusate invece voi stessi di non essere abbastanza poeti per scoprire tutte le sue ricchezze
(Rainer Maria Rilke)

Pubblicato il 27 Settembre 2022