Giovani in preghiera a Sant’Ambrogio

Giovani in preghiera a Sant’Ambrogio

“Non guardare al suo aspetto né alla sua alta statura. Io l’ho scartato perché non conta quel che vede l’uomo: infatti l’uomo vede l’apparenza, ma il Signore vede il cuore” (dal testo meditato: 1, Sam 16,6-13)

Questa è la parola che P. Francesco Cavallini, gesuita, ha consegnato ai giovani nella seconda serata degli “Esercizi spirituali” diocesani, in preparazione all’avvento. Una storia biblica conosciuta, quella di Davide, ma indagata e meditata con estrema profondità e concretezza. “In un mondo fatto di “like” – dice P. Francesco – sapere che c’è uno, nientemeno che Dio, che mi cerca e mi chiama non per il numero di like che ho raggiunto ma per ciò che porto nella profondità del cuore, è proprio una bella notizia”.

L’invito rivolto ai giovani, con la basilica di Sant’Ambrogio completamente riempita, è stato quello di saper guardare se stessi per scorgere quei doni preziosi e invisibili nascosti in ciascuno, ciò che ci fa originali, ciò che ci rende unici, ciò che il Signore gradisce.

“”Questo è il metodo di Dio… Egli sceglie non chi è forte, possente, grandioso bensì chi è piccolo ma ha un cuore ricolmo di doni preziosi, ecco, è questo che ci libera dall’ansia da prestazione. A Dio vai bene così. Così come se, sarai molto di più di quello che sei”. Non un gioco di parole ma una chiamata ad essere se stessi.

E infine P Francesco si è soffermato molto a parlare del senso di una vita spesa, giocata, con coraggio e determinazione, “un coraggio a scegliere di fare fatica nel vivere la vita, per non essere mediocri e quindi subire la frustrazione… La vita, quella vera e pienamente vissuta nella gioia è quella che assume il rischio, la fatica e la responsabilità di giocarla per qualche cosa o qualcuno… Non c’è scelta di qualità senza attraversare una sorta di morte a se stessi”. La citazione evangelica è significativa: “Se il chicco di grano caduto in terra non muore rimane solo, se invece muore produce molto frutto” (Gv 12,24).

La proposta di ciò che viene definita “actio” (la risposta alla Parola ascoltata che si dispiega nella vita) ha concluso la preghiera. Due sono le direzioni suggerite: raccogli i doni che possiedi e che sono invisibili agli altri, che risiedono nel cuore; fai memoria delle scelte nelle quali hai sperimentato il dono della vita e sei riuscito a morire a te stesso per vivere in pienezza.

Pubblicato il 20 Novembre 2019