ESTATE 2020: LA SFIDA

ESTATE 2020: LA SFIDA

Passeggiando dopocena per le vie di Rosate, mi sono imbattuto in una scritta su un marciapiede, disegnata con un gesso verde. Seguo i contorni che appaiono al di sopra di essa, a formare un rettangolo molto lungo, la cui estremità si chiude sotto un’altra scritta: ”start”. Intuisco che è stata disegnata un’area per qualche gara, vuoi con le macchinine, con le biglie, certo è che da uno ”start” e un ”traguardo” è possibile dedurre che è in atto una sfida.

Cerco di mettere a fuoco tutta l’immagine per contenerla nel mio smartphone ma è impossibile. Ne riprendo solo la parte che mi colpisce, perché a un traguardo ci stiamo pensando un po’ tutti di questi tempi. Stiamo percorrendo questa ”pista” che è il nostro tempo, quello chiamato lockdown, a tappe di 15 giorni (dicono per ragioni sanitarie, identificando nella finestra temporale il periodo di incubazione del virus) e ad ogni scadenza quindicinale ci sembra d’essere più vicini al traguardo, sperando in qualche indicazione che ne garantisca il reale raggiungimento. Invece, con un po’ di fatica, ci ritroviamo ancora ai ”blocchi di partenza”, a un nuovo ”start” che certo condurrà a una nuova meta ma che ci mette continuamente alla prova perché ancora non si vede quel podio desiderato, unica garanzia di una ”corsa” finalmente terminata.

Provo ad immaginarmi su questa pista disegnata da questi ignoti fanciulli (ai quali bisognerebbe conferire un premio, per la creatività in un tempo di immobilismo), la immagino lunga, a tal punto da non vedere la fine. Ne sono certo: un traguardo che segnerà il termine della corsa è la ad attendermi. Ma il mio sguardo può contenere  solo i pochi metri che sono davanti  a me, e mentre corro o cammino, guardando ciò che mi sta davanti e attorno, i pensieri che frullano nel cervello sono diversi: a volte penso alla meta (#andràtuttobene, #distantimavicini, #speriamobene…), altre volte penso al futuro prossimo (è iniziata la fase 2, verrà anche la 3°, la 4°, … tana: liberi tutti!).

Manca qualcuno all’appello: il presente. Già, il qui ed ora. Il luogo concreto e unico nel quale giocare la vita. L’unico tempo che esiste. E allora ho pensato alla parola ”sfida” (senza confondere la terza consonante) e ho scoperto che ha due significati fondamentali: significa ”far perdere la fiducia e la speranza, avvilire, scoraggiare”, ma indica anche il ”desiderio di mettersi alla prova, l’invito a misurarsi”, a saggiare le proprie attitudini, i propri doni, le proprie forze, sia nel confronto con un avversario ma anche verso se stessi.

Decisamente scelgo il secondo significato. Che ne sarebbe di un infante alla prima caduta, dopo che è riuscito finalmente a reggersi in piedi, se decidesse di non provarci più perché dolorante e amareggiato dalla sua sconfitta? Che ne sarebbe di un atleta che, raggiunto il traguardo dei 9”97 sui 100 metri, non riconosciuto per un vento a favore di 2,4 m/s e per questo non omologabile come record, si rassegnasse al minimo indispensabile, consolandosi e quietandosi del risultato già raggiunto in precedenza? O che ne sarebbe di ciascuno, se davanti a un evento che chiede di cambiare qualcosa delle consuetudini acquisite, decidesse di perpetuare l’antica abitudine, senza curarsi di pensare creativamente (come chi ha disegnato l’immagine sul marciapiede) a come reinventarsi il tempo, la casa, le vacanze… e, perché no, la vita comunitaria, la celebrazione dell’Eucarestia, l’oratorio, il Grest…?

Ecco quello che dobbiamo e possiamo fare in questo tempo, avvicinandosi un’estate che sarà completamente diversa da quelle precedenti e da quella pensata o già programmata. Sarà un incontrarci serio, generoso, aperto agli altri, alle relazioni se sapremo accogliere la sfida della creatività. Bisognerà necessariamente operare un cambiamento di pensiero. Il mantra ”non sarà più come prima” non può bloccarci nel labirinto delle consuetudini, non può abbattere l’entusiasmo, non può ridurre a zero la nostra voglia di fare e di fare bene, di servire e di servire bene, magari con la motivazione che non è possibile fare alcunché perché ”non ne sono capace” (che, a volte, è anche scelta di convenienza).

Al termine della presentazione dell’attività estiva fatta domenica 24 maggio, attività che sarà soggetta alla regolamentazione regionale (e, per questo, non avrà le caratteristiche di un Grest tradizionale), un giovane animatore, tornato a casa, ha manifestato il consueto entusiasmo ma ha dichiarato: ”Quest’anno non sarà un Grest faticoso dal punto di vista fisico ma dal punto di vista mentale”. La sfida è lanciata! E ha buone probabilità…

Pubblicato il 25 Maggio 2020