LA CORREZIONE FRATERNA

LA CORREZIONE FRATERNA

ESERCIZI SPIRITUALI 2021 – PRIMA SERATA (meditazione di Giovanni Balestreri, laico, operatore Caritas, residente e collaboratore in parrocchia a Vigano)

Matteo 18,15-17

Se il tuo fratello commette una colpa, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ti ascolterà, prendi con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà neppure costoro, dillo all’assemblea; e se non ascolterà neanche l’assemblea, sia per te come un pagano e un pubblicano. In verità vi dico: tutto quello che legherete sopra la terra sarà legato anche in cielo e tutto quello che scioglierete sopra la terra sarà sciolto anche in cielo.

La correzione: solo fraterna, perché sia una forma di carità delicata e preziosa

Ho accettato l’invio ti condividere con voi, senza alcuna pretesa ma sono mettendomi al servizio della Parola. Non sono un teologo né biblista ma un semplice cristiano che cerca di meditare sulla correzione fraterna

Correzione fraterna: due parole esplosive, facili a dirsi. 

Correzione”: ma, diciamolo francamente, a chi piace essere corretto? e io, come correggo? La correzione che abbiamo sicuramente in vari modi sperimentato, è qualcosa che può dare molto fastidio perché è sempre l’incontro (scontro) con qualcuno che ti fa notare qualcosa di sbagliato (per esempio, la sottolineatura della maestra sul registro con la matita rossa…).

Poi c’è la parola ”fraterna”: è una parola che diciamo spesso ma che racchiude tanto. Fraterno, fratello, espressione di un rapporto non semplice, molto più complesso di un rapporto di amicizia. L’amico lo scegli, condividi alcuni tratti di vita insieme, sei anche più spontaneo nel parlarci, con l’amico ti guardi in faccia davanti a un caffè, a una birra, vai a vedere insieme la partita…

Con il fratello i rapporti sono più complessi: invidie, gelosie… La bibbia è piena di rapporti fraterni che non sono andati a buon fine: Caino e Abele, Giuseppe e i suoi fratelli… 

Dobbiamo sapere che ogni volta che Gesù ci invita a fare qualcosa non è mai facile, non è mai scontato, qualche volta è così difficile che lo innacquiamo: siamo tutti fratelli, ci volgiamo bene… ma sono cose difficili.

Dobbiamo fermarci come dice l’Arcivescovo. Se Gesù sottolinea questa cosa vuol dire che è importante e che bisogna fermarci

Volevo lasciare anzitutto una immagine, per indicare questa immediata fatica di fronte a un classico rimprovero che fa scattare subito la chiusura dell’altro: quando siamo fermi al semaforo e al verde non partiamo in fretta, chi è dietro di noi suona il clacson. Un gesto di un secondo, ma che provoca interiormente e ti mette in moto sensazioni ed emozioni spesso negative.

Il clacson può essere il modo di parlare a tuo figlio, al tuo vicino, al tuo collega, con quella frasetta fastidiosa che non è correzione ma sottolineatura delle tue debolezze e delle tue difficoltà. Un conto – per esempio – quando uno rientra a casa tardi e la moglie lo accoglie dicendo ”Hai fatto tardi, ero preoccupata”. Ma se l’accoglienza è accompagnata dalle parole: ”Ma dov’eri finito…”, cambia tutto.

Bisogna anche essere capaci di correggere perché non è così scontato. Parlare di correzione fraterna allora è anche prima di tutto fare un esame di coscienza su se stessi.

Mi piace un altra immagine che ho imparato da un missionario. La correzione fraterna accade quando, in maniera delicata (come tra l’altro ci suggerisce l’Arcivescovo), fai notare a quello che hai di fronte il pezzettino di insalata in mezzo ai denti, la macchia di rossetto, il colletto storto. Non lo dici davanti a tutti ma lo dici in maniera delicata e riservata, magari con lo sguardo, per indicare che quella condizione o situazione potrebbe creare un ulteriore danno, peggiore di quello che accadrebbe se non gli facessi notare la situazione. La delicatezza nel correggere fa in modo che tuo fratello non si trovi in situazioni peggiori.

Se il tuo fratello commette una colpa, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello

Ho individuato anzitutto queste cose.

  • osservare. Solo se mi accorgo in profondità dell’altro posso accorgermi anche che sta sbagliando, solo se non mi chiudo in me stesso, se osservo quello che succede nella mia via, nel mio quartiere, nella mia comunità, nella mia famiglia posso accorgermi e correggere. Dunque la prima azione della correzione è rivolta a me stesso: devo guardare e osservare per motivarmi di coraggio, un coraggio concreto che è anzitutto saper osservare in profondità.
  • avrai riacquistato tuo fratello. Sei tu che ci guadagni facendo questa azione. Questa intuizione è preziosa perché ribalta il punto di vista: correggendo e quindi riacquistando il fratello è in gioco la tua salvezza, sei tu che ci guadagni, non solo lui. Stai salvando te stesso.

Se non ti ascolterà, prendi con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni.

Indico tre scene racchiuse in questo versetto:

  1. ci devo mettere la faccia. Un conto se sono solo; posso stancarmi, posso smettere… Ma se coinvolgo altri significa che devo credere fino in fondo in quello che faccio. Ci metto la faccia, non parlo dietro, non correggo un po’ si e un po’ no…  e quindi anche qui la correzione devo anzitutto compierla su me stesso.
  2. vado fino in fondo. Sono talmente convinto che questo mio fratello ha bisogno di un consiglio e della correzione, e per questo cerco altre persone, ne coinvolgo altri due, tre… insomma, non lo mollo, non getto la spugna ma devo andare avanti, con persistenza.
  3. evito il doppio gioco. Se faccio in modo che altri due o tre si coinvolgano nella correzione, devo lasciare che anch’io venga corretto nel dialogo fraterno. Non posso pensare di coinvolgere altri solo per correggere; può capitare che, ascoltandoci insieme, anch’io sia corretto e lo devo accettare.

Se poi non ascolterà neppure costoro, dillo all’assemblea

E’ bellissimo questo riferimento alla comunità: Gesù mette in gioco la comunità che è la chiesa: Ancora una volta si alza il livello: da solo, con i testimoni, con tutta la comunità. Essa è quasi costretta a interrogarsi, la correzione non è solo un’azione personale; attraverso di me che faccio notare qualcosa, la comunità si interroga su se stessa.

Dunque la correzione smuove la comunità, la desta, la interroga. E’ tutta la grande questione della partecipazione oppure della denuncia: una comunità che si mette in movimento.

Se non ascolterà neanche l’assemblea, sia per te come un pagano e un pubblicano.

Questa affermazione di Gesù potrebbe trarre in inganno. Potremmo sentirci in coscienza a posto: ho fatto il massimo, quello che ho potuto, ma non sono stato ascoltato, quindi costui sia un pagano e un pubblicano, è tutto finito, non c’è più nulla da fare.

Ma cosa faceva Gesù con i pubblicani e i pagani? Andava a trovarli, stava con loro… Gesù riapre di nuovo ad altre possibilità di correzione e conversione.

Questo vangelo è bellissimo perché riapre nuove possibilità. Zaccheo: ”Scendi dalla pianta, vengo a casa tua, ti vedo, ti incontro, ricomincio ancora da capo, sto vicino a te…”. La Samaritana: Gesù che sceglie di incontrarla di proposito a quell’ora, a mezzogiorno, perché a quell’ora andavano i peccatori a prendere acqua. Gesù si fa trovare li, non molla, sospende il giudizio e la fa parlare, raccontare e raccontarsi, fa da specchio perché non le dice più di tanto: sentendosi ascoltata è la Samaritana che si racconta. I discepoli di Emmaus: Gesù cammina con loro, gli va dietro, li ascolta, si avvicina e mangia con loro per trasformare il loro pessimismo e le loro angosce in una nuova rinascita.

Mi piace pensare alla correzione fraterna come a una possibilità che abbiamo per uscire da dinamiche negative verso le quali siamo quasi naturalmente portati, come ad esempio il pettegolezzo, il parlare dietro, il pessimismo del ”te la devo detto che finiva così… cosa ci vuoi fare?”….  Rassegnazione e pessimismo che alla fine creano negatività dentro di noi e nella comunità. Se tutti viviamo così come può la comunità essere luogo di gioia e di rinascita?

Avevo iniziato con l’esempio del clacson. Per finire uso un’altra immagine. Mi piace pensare alla correzione fraterna come a due navigatore satellitare che corregge la direzione ma in silenzio. Non è come il passeggero vicino a te che ti fa notare con estrema sottolineatura il tuo sbaglio e le sue ”drammatiche” conseguenze (che saranno al massimo arrivare in ritardo). Il navigatore è silenzioso, ti accompagna, ti ricalcola la strada, ti accorgi che hai sbagliato e ti rimetti dentro la strada indicata discretamente dalla freccia verde sulla linea azzurra, la strada da percorrere per giungere a destinazione.

C’è bisogno di questa di questa carità delicata, silenziosa ma concreta ed efficace. Non ci dobbiamo accontentare del buonismo se vogliamo cambiare le cose. Il vangelo è carne quotidiana, concreta, è un cambiare una metodologia di sguardo e di intervento…

Tutto quello che legherete sopra la terra sarà legato anche in cielo e tutto quello che scioglierete sopra la terra sarà sciolto anche in cielo

C’è una correzione che serve per ridisegnare le cose che facciamo, lo dice anche l’Arcivescovo. Ciò che continuiamo a fare, se constatiamo che non funziona più, dobbiamo avere il coraggio di correggere e cambiare. Un esempio, il miracolo della moltiplicazione dei pani. Gesù invita a correggere le cose, affidando ai discepoli il compito di dare loro da mangiare. Corregge così la loro visione negativa della realtà: ”siamo pochi… non abbiamo nulla… come possiamo noi fare questo?”. Corregge trasformando la folla in comunità: prima di dare da mangiare li costituisce in gruppetti quindi fa un cambiamento concreto, non fa solo il miracolo della moltiplicazione ma fa in modo che cambino le situazioni e le relazioni reciproche. 

Dobbiamo alimentare il coraggio di capire quando qualcosa non sta funzionando e cambiare, basterebbe anche le cose più  semplici che uno continua a fare, per evitare di accontentarsi o peggio di perdere la fiducia.

Correggiamoci, impariamo a correggerci fraternamente perché le comunità siano veramente fonte di rinascita di resurrezione.

Grazie dell’ascolto.

Pubblicato il 16 Marzo 2021