CULTURA DELLA CURA

CULTURA DELLA CURA


I dolorosi eventi che hanno segnato il cammino dell’umanità nell’anno trascorso, specialmente la pandemia, ci insegnano quanto sia necessario interessarsi dei problemi degli altri e condividere le loro preoccupazioni. Questo atteggiamento rappresenta la strada che conduce alla pace, perché favorisce la costruzione di una società fondata su rapporti di fratellanza. Ciascuno di noi, uomini e donne di questo tempo, è chiamato a realizzare la pace: ognuno di noi, non siamo indifferenti a questo. Noi siamo tutti chiamati a realizzare la pace e a realizzarla ogni giorno e in ogni ambiente di vita, tendendo la mano al fratello che ha bisogno di una parola di conforto, di un gesto di tenerezza, di un aiuto solidale. E questo per noi è un compito dato da Dio. Il Signore ci dà il compito di essere operatori di pace.

E la pace si può costruire se cominceremo ad essere in pace con noi stessi – in pace dentro, nel cuore – e con chi ci sta vicino, togliendo gli ostacoli che impediscono di prenderci cura di quanti si trovano nel bisogno e nell’indigenza. Si tratta di sviluppare una mentalità e una cultura del “prendersi cura”, al fine di sconfiggere l’indifferenza, di sconfiggere lo scarto e la rivalità – indifferenza, scarto, rivalità –, che purtroppo prevalgono.

(Angelus, 1 gennaio 2021)

(dalla presentazione del corso su www.istitutogp2.it)


La cultura del prendersi cura: che cosa è?

Quando parliamo di cura, non ci riferiamo solo a gesti puntuali accudimento o di rimedio a fronte di una situazione complessa o incrinata. Vogliamo invece guardare a un insieme di pratiche, di simboli e di gesti che formano un tessuto sociale e culturale, dove l’atteggiamento principale non è quello dell’intenzione ma dell’attenzione. 

Cultura della cura è prima di tutto cultura dell’attenzione (il contrario dell’indifferenza), che richiede una sorta di riprogrammazione culturale dei contesti in cui viviamo. Noi siamo abituati ad associare la parola ”cura” a un atteggiamento di rimedio o di accudimento. E’ tutto questo ma anche è anche una dichiarazione di attenzione nei riguardi del mondo e questo ha bisogno di una conversione di mentalità: la cultura della cura ha a che fare con una razionalità intenzionale

Quando facciamo una passeggiata in montagna con gli amici, non mettiamo al centro solo l’intenzione e il desiderio di raggiungere la meta ma anche la capacità di fare attenzione a tutto ciò che facciamo mentre lo stiamo facendo: attenzione al terreno, capaci di rispondere a ciò che il terreno ”mi dice”; attento agli altri, ai più deboli. Ciò significa prendersi cura non solo di un contesto, non solo di una persona, ma di ciò che facciamo insieme. Oggi invece – continuando la metafora – noi camminiamo con il rischio di pensare solo alla propria performance individuale oppure guardando al rapporto tra la mia performance e l’obiettivo, passando sopra tutto e tutti.

La scuola della cura del GP2: da dove nasce?

Essa parte da una intuizione: la possibilità di tenere insieme la cura con l’innovazione sociale. Prendersi cura dei contesti in cui viviamo è innovazione sociale, comprende cioè tutte quelle pratiche e iniziative sociali che ci permettono di trasformare il mondo insieme, mentre lo viviamo. Un esempio di innovazione sociale sono i condomini solidali. I soggetti vivono i loro ”appartamenti” ma decidono di abitare quello spazio in modo diverso. Esso è fondato sulla creatività delle persone che vivono insieme, che non rispondono solo al disagio, ai bisogno o alle esigenze ma hanno la capacità di progettare spazi e contesti nuovi di vita, per trasformare e innovare le realtà in cui vivono insieme. 

Con questa proposta, ci rivolgiamo a tutte le professioni e a tutti i volontari che a vario titolo si preoccupano del mondo e delle persone, mettendo insieme tutte le diverse esperienze, come a Ad esempio, la della cura degli anziani o delle persone a domicilio. Abbiamo bisogno di costruire una rete di interconnessione tra istituzioni, ospedali, parrocchie, associazioni. A questa scuola si impara, non solo teoricamente, a costruire questa rete insieme ad altri che hanno già sperimentato queste pratiche, hanno provato ad esempio a riorganizzare le reti dei servizi territoriali, hanno provato attraverso l’impresa sociale a far rinascere dei luoghi che soffrivano per abbandono della popolazione o altri problemi sociali. Hanno cioè provato a ridare vita a tessuti di convivenza sociale costruendo le reti della cura. La cultura della cura non è una somma di atteggiamenti scombinate, ma – come dice il papa Francesco – è questione di immaginare, creare e accompagnare le nuove reti della cura.

Il papa parla anche di amore sociale…

Lo fa per sottolineare il dinamismo espansivo dell’amore. Esso può fecondare le sfere e gli ambiti che viviamo, compresa quella sociale, nella quale  incontriamo persone diverse all’interno di una cerchia che si espande, e con loro iniziamo a fare delle cose insieme. E’ la dimensione dell’impresa comune che va collegata alla dimensione del bene comune. Esso non è la somma dei beni individuali ma è il luogo della sperimentazione, dell’integrazione  e del coinvolgimento. Quando il papa parla di amore sociale parla di processi di coinvolgimento: nessuno deve essere perso, tutti devono essere coinvolti nei processi che ci riguardano. L’amore sociale si esercita in quei contesti in cui – ad esempio – ci aspettiamo gli uni gli altri nelle cose che facciamo; è un modo per non creare scarti, per integrare e coinvolgere.

Cura, bene comune,m amore sociale, ma anche cura del creato: la Laudato sii è entrata nella coscienza dei credenti e nel cuore delle persone?

Le grandi questioni dell’Enciclica stanno fermentando in profondità, non solo nel tessuto ecclesiale. La vera questione non è solo quella della cura degli ambienti comuni: abbiamo invece bisogno di costituirci in un «noi» che abita tutti i contesti e di coinvolgerci in una sorta di impresa comune che ci aiuta a (ri)definirci in quanto nuovo soggetto collettivo. La questione della cura della casa comune è anche possibilità di creare nuovi soggetti collettivi, cioè nuove realtà in cui si può sperimentare la possibilità di fare cose insieme, anche tra persone lontane e diverse per lingua, cultura, religione. Il creato non è un contenitore vuoto ma una sorta di motore che ci indica la direzione per crearci in un «noi» comune.

(dall’intervista televisiva del 20 settembre 2022 al Prof. Vincenzo Rosito, Direttore degli Studi all’Istituto Giovanni Paolo II e Direttore Scientifico del progetto. Il testo è stato trascritto ma non rivisto dall’autore dell’intervista).

si può reperire l’intero video a questo indirizzo


Caring School “Cura e Innovazione Sociale”

E’ una scuola di formazione promossa dal Pontificio Istituto Teologico Giovanni Paolo II per le Scienze del matrimonio e della famiglia, in collaborazione con l’Ufficio Nazionale per la pastorale della famiglia, con l’Ufficio nazionale per i problemi sociali e il lavoro della Conferenza Episcopale Italiana e con la Caritas diocesana di Roma.

Immaginare, progettare e accompagnare le nuove reti della cura

Bisogna ripartire dalle pratiche della cura e dell’innovazione sociale. La crisi pandemica ha manifestato l’importanza delle relazioni di cura nelle famiglie e negli ambienti della cooperazione, dall’ambito della trasformazione mutualistica e partecipativa delle realtà sociali, a quello della vita pubblica e civile. Occorre sperimentare e promuovere nuove forme di cura che non siano esclusivamente riconducibili al campo dell’accudimento o dell’assistenza professionale medicalizzata. Si apre una nuova via: fare della cura un principio di trasformazione sociale per sperimentare nuove forme del vivere insieme e nuove pratiche di alleanza informale tra generazioni, culture, istituzioni e corpi sociali.

LINEE GUIDA

  • Promuovere le dimensione familiare nei servizi alla persona
  • Formare nel campo della leadership della cura e dell’innovazione sociale
  • Mettere in rete competenze professionali, soggetti sociali e istituzioni territoriali

PROGRAMMA

  • 19 novembre 2022 – Caring leadership. La cura come paradigma culturale e innovazione sociale
  • 17 dicembre 2022 – Organizzazione delle strutture territoriali: interservizi e lavoro di comunità
  • 21 gennaio 2023 – Organizzazione dei servizi sociosanitari: cura integrale e ausilio domiciliare
  • 18 febbraio 2023 – Cura di comunità e imprenditorialità sociale
  • 18 marzo 2023 – Comunità familiari e condomini solidali
  • 15 aprile 2023 – Housing sociale e abitare collaborativo

Il corso sarà strutturato in 6 moduli, un sabato al mese, dalle 9.30 alle 17.30.

La sessione mattutina sarà dedicata all’inquadramento e all’esposizione delle coordinate teorico-concettuali del modulo, la sessione pomeridiana all’acquisizione di competenze attraverso la presentazione di esperienze e progetti, workshop, laboratori.

Modalità di partecipazione presenziale e online. Elaborato conclusivo. 6 ECTS.

Destinatari:

  • Operatori e responsabili dei servizi sociali e sociosanitari
  • Dirigenti e responsabili nel campo delle associazioni professionali e di categoria
  • Operatori e responsabili degli uffici diocesani di pastorale familiare, sociale e del lavoro
  • Volontari e responsabili dell’Organizzazione Caritas
  • Dirigenti nell’ambito del volontariato, del terzo settore e dell’associazionismo orientato ai servizi di prossimità
  • Amministratori locali e consulenti nel campo delle politiche sociali
  • Responsabili e membri di associazioni familiari e movimenti laicali
  • Congregazioni religiose impegnate nel campo della cura e della promozione sociale

Pubblicato il 22 Settembre 2022