COVID E RELAZIONI

COVID E RELAZIONI

Sul numero di marzo del “Messaggero di Sant’Antonio” è apparso un interessante articolo di Luigino Bruni. Lo abbiamo conosciuto attraverso i suoi testi che abbiamo gustato durante la Via Crucis dei venerdì di Quaresima. L’articolo che riporto è davvero interessante. Lo riporto per intero, senza riduzioni né commenti, lasciando alla profondità delle sue parole il compito di muovere il cuore verso incontri possibili, da ricostituire ed alimentare.

dVirginio

Luigino Bruni (Ascoli Piceno, 30 maggio 1966) è un economista, accademico, saggista e giornalista italiano. Economista e storico del pensiero economico, con interessi in filosofia e teologia, è personaggio di rilievo dell’economia di comunione e dell’economia civile. Editorialista di Avvenire, è ordinario di economia politica alla LUMSA dopo aver ricoperto fino al 2012 il ruolo di professore associato all’Università di Milano-Bicocca. Insieme a Stefano Zamagni, è promotore e cofondatore della SEC – Scuola di Economia Civile (www.scuoladieconomiacivile.it) ed è visiting professor all’Istituto Universitario Sophia di Loppiano.

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Ci vorrà molto tempo per fare bene i conti dei danni di questo lungo anno 2020 che, a dispetto delle regole, non vuole finire mai. I conti più facili da fare sono quelli economici, quelli registrati sui libri contabili e nel PIL nazionale; molto più difficili sono invece i «conti morali» nell’anima di imprenditori che hanno vissuto questo tempo sull’orlo del precipizio, che andavano a letto senza la certezza che il giorno dopo la loro azienda ce l’avrebbe fatta. Questi conti si fanno molto male, perché non abbiamo la moneta adeguata, perché li dimentichiamo presto per poter continuare a vivere. Ma, anche se li dimentichiamo, restano là, tenaci, e operano nella nostra vita, affiorano quando meno ce l’aspettiamo, e tutto torna vivo e vero come nei momenti in cui accadevano.

Tra i danni quasi invisibili del covid – p.s. il mio correttore continua a trasformare covid in covi: non ha ancora imparato il suo nome dopo tutto questo dolore degli umani –, ci sono anche quelli al nostro capitale relazionale, al nostro patrimonio di amicizia e di rapporti umani. Al di là dei colori delle nostre regioni e province, sono ormai molti mesi che abbiamo dovuto ridurre, a volte eliminare, gli incontri con i nostri amici e parenti. L’amicizia, lo sappiamo, è sottoposta a deterioramento per disuso e abbandono; come le case, i palazzi, i giardini, i fiumi, che se non li curiamo perdono valore, cambiano aspetto, l’ambiente circostante se ne reimpossessa, fino a non farceli vedere più, a non riconoscerli. Non parlo di quei pochissimi amici che non sono sottoposti a questa forma di obsolescenza. Questi ci sono, quasi sempre, ma sono pochi, a volte pochissimi.

Ma la nostra felicità e il nostro benessere dipendono anche da quegli amici «normali», che non sono amicissimi e speciali, ma che fanno la nostra vita più ricca e bella. Quelli che vediamo ogni tanto, per i compleanni o per gli aperitivi, gli amici del calcetto, della partita a carte al bar dello sport, quelle chiacchierate tra amiche dove il primo piacere sta proprio nel tempo sprecato, quando ci si dimentica l’orologio per stare, semplicemente, insieme, a scambiarci l’anima e le parole. O anche i passaggi in auto con i colleghi, dove non si parla di lavoro ma di tutto il resto, un resto non di lavoro che poi rende più umano anche il lavorare.

In questo anno queste relazioni le abbiamo ridotte molto, troppo. Ci siamo abituati a trascorrere pomeriggi e giorni di festa da soli o con una o due persone, sempre le stesse. Nei primi tempi ci stavamo male, sentivamo l’assenza del corpo degli amici; poi col passare dei mesi ci siamo abituati alla solitudine e alla socialità a scartamento ridotto, fino a quasi non sentire più la nostalgia per i mancanti incontri, per i non-abbracci, per quei baci che erano il primo linguaggio dell’amicizia. Noi umani sappiamo abituarci anche alla nostra infelicità.

Non ci pensiamo, non ne parlano i media né la televisione, non è tra le priorità del recovery plan, nessun politico lo mette tra le sue urgenze. Ma noi usciremo da questa crisi (se ne usciremo mai del tutto) con una forte svalutazione del nostro patrimonio relazionale. Non ce ne renderemo conto subito, riprenderemo a uscire insieme, a frequentare le case gli uni degli altri, certo; ma questo anno mancante, come e più dell’anno di scuola dei nostri ragazzi, lascerà un vuoto, un buco nella tela delle nostre relazioni. Non nascondiamolo, perché solo vedendolo lo potremo ricordare.

https://messaggerosantantonio.it/content/covid-e-relazioni-0

Pubblicato il 15 Aprile 2021