DOMANI E’ GIA’ QUI

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”Nella vita abbiamo cambiato praticamente tutto. Abbiamo cambiato scuole, tante scuole. Abbiamo cambiato strada… cambiato casa… perché cambiare è il modo migliore per crescere”

Se accompagnato da immagini e colonna sonora adeguata, non è difficile ricordare questa pubblicità, che ha una sua genialità: rivela ciò che è necessariamente un passaggio obbligato della nostra crescita, non solo biologica e fisica ma soprattutto sociale, culturale, spirituale, ecclesiale. 

Dal ”che cosa sta cambiando” al ”come cambiare insieme”

Anche Papa Francesco lo ha consegnato alle parole degli auguri natalizi alla Curia romana: «Quella che stiamo vivendo non è semplicemente un’epoca di cambiamenti, ma è un cambiamento di epoca. Siamo, dunque, in uno di quei momenti nei quali i cambiamenti non sono più lineari, bensì epocali; costituiscono delle scelte che trasformano velocemente il modo di vivere, di relazionarsi, di comunicare ed elaborare il pensiero, di rapportarsi tra le generazioni umane e di comprendere e di vivere la fede e la scienza» (21.12.2019). 

Un anticipo di questo cambiamento di epoca lo troviamo anche nell’Esortazione Evangelii Gaudium, del 2013: «Nuove culture continuano a generarsi in queste enormi geografie umane dove il cristiano non suole più essere promotore o generatore di senso, ma che riceve da esse altri linguaggi, simboli, messaggi e paradigmi che offrono nuovi orientamenti di vita, spesso in contrasto con il Vangelo di Gesù. Una cultura inedita palpita e si progetta nella città. […] Ciò richiede di immaginare spazi di preghiera e di comunione con caratteristiche innovative, più attraenti e significative per le popolazioni urbane» (n. 71). 

Nonostante questa consapevolezza sembra d’essere entrati in una stagione ecclesiale nella quale ci ”manca il respiro”. È una sensazione condivisa, di questi tempi, nelle comunità cristiane: quasi un senso di oppressione, come per una Chiesa piuttosto in affanno, fino ad avere il “fiato corto”, piuttosto che una Chiesa dedita ad incoraggiare a percorrere nuovi processi (parola cara a Papa Francesco), accettando l’insicurezza del presente e l’imprevedibilità del futuro.

Cambiare è accettare di perdere qualcosa

Tutti lo sanno ma quando viene il momento – e il momento è già adesso perché constatiamo che qualcosa non sta più ”funzionando” come prima – ci assale la paura. Ma non tanto nel riconoscere l’importanza di un cambiamento bensì perché siamo consapevoli che questa è la strada da percorrere e non sappiamo come fare. 

Cambiare – faccio riferimento all’ambito ecclesiale ma si può estendere ad ogni contesto sociale – ci espone al pericolo di vedere il nostro mondo di routine e ben ordinato, messo in discussione, violato, generando legittimamente ansia, paura di come il cambiamento rappresenti un attacco diretto al proprio e consolidato modo di vedere le cose. Siamo abitudinari, il nostro cervello è ”plastico” cioè malleabile e modificabile, ma nello stesso tempo ”economico”, non vuole sprecare troppe risorse, preferisce le strade già conosciute, memorizzate e immagazzinate nelle sinapsi neuronali già costituite (un’ormai conosciuta scoperta delle neuroscienze). 

Cambiare è percorrere nuove strade

Solo nuove esperienze (non teorie), nuovi ”laboratori della fede” all’inizio faticosi perché non verificabili a priori ma sulla lunga distanza autenticamente fecondi, possono creare nuove sinapsi, nuovi sentieri, nuove routine, perché innescano un cambiamento dei modelli di riferimento a cui ci siamo finora abituati.

Proviamo a fare degli esempi di carattere generale. Qual è il modello di riferimento che la chiesa utilizza da sempre nei cammini di educazione e di formazione nella fede? Il più delle volte è la forma del cosiddetto ”incontro di catechesi” o ”incontro formativo”, sia esso per bambini, adolescenti, giovani o adulti: giorno e orario stabiliti, in un ambiente della parrocchia o dell’oratorio. Qual è lo strumento che usiamo per proporre un cammino di formazione/educazione cristiana? Gli avvisi (spesso anche con WhatsApp… sic!) durante le celebrazioni festive. Quali sono i soggetti ”riconosciuti” per questo compito formativo? I preti e i religiosi sono sempre in testa alla classifica, poi vengono i catechisti e gli ”educatori”, poi…? Da quanti anni (secoli?) questo è l’unico paradigma che ancora utilizziamo nella nostra educazione/formazione alla fede? Possiamo immaginarne un altro? A quali condizioni? Con quale investimento di energie e risorse umane?

Ancora illuminanti le parole degli ”auguri natalizi” del Papa: «l’epoca nella quale era più semplice distinguere tra due versanti abbastanza definiti, un mondo cristiano da una parte e un mondo ancora da evangelizzare dall’altra, non esiste più. Le popolazioni che non hanno ancora ricevuto l’annuncio del Vangelo non vivono affatto soltanto nei Continenti non occidentali, ma dimorano dappertutto, specialmente nelle enormi concentrazioni urbane che richiedono esse stesse una specifica pastorale. Nelle grandi città abbiamo bisogno di altre “mappe”, di altri paradigmi, che ci aiutino a riposizionare i nostri modi di pensare e i nostri atteggiamenti: Fratelli e sorelle, non siamo nella cristianità, non più! Oggi non siamo più gli unici che producono cultura, né i primi, né i più ascoltati». 

Cambiamento e cammino sinodale

Come risuonano in noi queste parole, che cosa generano? Paura, ansia, preoccupazione oppure stupore e coraggio creativo? Forse – e dico ”forse” perché anch’io sono sulla vostra stessa barca – il ”cammino sinodale” che la Chiesa sta istruendo è proprio il tentativo di dare voce a questo processo di cambiamento, per incoraggiarlo, per renderlo plausibile, per (in)formarlo dentro il tessuto concreto delle nostre comunità cristiane. 

Riconnetterci semplicemente al Vangelo, ma insieme, non limitando questa competenza a ”uno solo” ma accogliendo lo Spirito che fluisce in ciascun essere umano. Non più un principio gerarchico nella conduzione di una comunità cristiana sui passi della fede, dove uno pensa e gli altri collaborano, dove uno parla e gli altri ascoltano (e annuiscono, così si finisce prima). Tutti possiamo percorrere strade più promettenti anche se ancora sconosciute, tutti possiamo attivare quel necessario processo di discernimento che può sostenere il cambiamento, ed individuare e promuovere nuove strade. Perché – come conclude la pubblicità citata all’inizio dell’articolo – «il cambiamento siamo noi».

don Virginio


Hai voglia di aprire il “portale” del cambiamento?

Intuisci che c’è questa “emergenza” (cioè ciò che emerge) di nuovi modelli di vita ecclesiale?

Ti affascina e ti attrae l’incognita del futuro e la possibilità di inventare nuove strade?

Sei incoraggiato e sostenuto, in questo processo di cambiamento, dalle parole del Signore Gesù “Convertitevi: il Regno di Dio è vicino”?

Hai già in mente qualcosa, anche di strampalato, di poco definito, neanche a te molto chiaro?

Mi piacerebbe… provare a unire tutte queste intuizioni, idee, prospettive in un confronto libero, aperto, semplice, terra-terra, ma molto pratico, concreto, non teorico, fuori dagli schemi pregressi e già conosciuti, con la disposizione d’animo del ricercatore, che non percorre mai gli stessi passi, si affida all’ignoto con fiducia, senza prevedere ciò che troverà ma affidandosi all’opportunità (chance) del cambiamento (change).

Se vuoi condividere tutto vai al link in homepage DOMANI E’ GIA’ QUI e inserisci i dati che ti verranno richiesti per essere ricontattato. Insieme proveremo a camminare verso una nuova stagione ecclesiale. Senza pretese, con umiltà, motivati dal desiderio di rendere ragione della speranza che è in noi.

Come non lo sappiamo ancora: costruiremo insieme il cammino.


“Chi passa la propria vita inseguendo il futuro è come colui che si illude di raggiungere l’orizzonte, senza rendersi conto che esso si allontanerà esattamente di un passo ad ogni passo che lui compirà nella sua direzione. L’uomo saggio invece non mira a raggiungere il futuro, in quanto è consapevole che esso si costruisce nel presente e che ci sarà sempre futuro fino a quando ci sarà un domani, in quanto oggi era il futuro di ieri e domani sarà già passato” (Xavier Wheel)

Pubblicato il 5 Settembre 2022