OMELIA DELL’ARCIVESCOVO MARIO

OMELIA DELL’ARCIVESCOVO MARIO

Festa Patronale santo Stefano, 26 dicembre 2020

Per discepoli timidi

1. Discepoli timidi

Ci sono discepoli coraggiosi, uomini e donne che hanno dentro un fuoco che li rende intrepidi. Gente che non si preoccupa di sé, ma ha un così vivo desiderio di far conoscere Gesù da non temere minacce e pericoli.

Gente come Stefano che affronta la discussione accanita con i capi del Giudaismo del suo tempo per annunciare che in Gesù risorto tutti siamo salvati e affronta anche un processo sommario e ingiusto fino alla condanna a morte. Con la sua morte dà una testimonianza più incisiva e drammatica della sua fede.

Gente come Paolo che percorre tutta la terra e affronta ogni tribolazione per fa giungere il Vangelo a tutti, e si prepara all’offerta suprema della vita come al momento per ricevere il premio desiderato, cioè la manifestazione del Signore.

Ci sono anche discepoli timidi. Gente che vive con imbarazzo la propria fede, che non sa che cosa dire di fronte a chi gli fa domande sul Signore e sul suo Vangelo. Gente che frequenta la chiesa, ma fuori di chiesa preferisce mimetizzarsi e vivere come vivono tutti, piuttosto che distinguersi per la sua coerenza con il Vangelo. Gente complessata che negli ambienti della vita, dell’impegno, della famiglia, piuttosto che invitare alla preghiera tace, piuttosto che seminare speranza si unisce al coro dei discorsi deprimenti, piuttosto che invitare a ricordarsi di Dio preferisce condividere banalità e luoghi comuni.

2. Una lettera per i discepoli timidi

Paolo scrive al suo amico Timoteo e forse potremmo immaginare che scriva anche ai discepoli timidi del nostro tempo per incoraggiarlo a essere testimone coraggioso della fede e del ministero che ha ricevuto.

Il suo tono è drammatico: ti scongiuro davanti a Dio e a Cristo Gesù, che verrà a giudicare i vivi e i morti, per la sua manifestazione e il suo regno!

Oggi tocca a me raccogliere l’insegnamento rivolto a noi, discepoli timidi di questo tempo.

2.1. Annuncia la Parola

C’è una Parola che deve essere annunciata. È la parola ispirata da Dio. Dio ha parlato. Mi ha parlato!

Questa parola è raccolta nella Scrittura. È una parola necessaria per insegnare, convincere, correggere, educare nella giustizia perché l’uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona. La parola della Scrittura è annunciata in ogni celebrazione. Il discepolo timido è forse anche un discepolo distratto che partecipa alla messa ma senza riconoscere nella Parola di Dio la lampada che illumina i passi da compiere, cioè la risposta alle sue domande, il criterio per giudicare azioni, pensieri, scelte da compiere.

2.2. Insisti nel momento opportuno e non opportuno

Il discepolo timido tende a non disturbare. In realtà rischia di essere insignificante. Forse ritiene che la parola di Dio sia al suo posto in chiesa e che fuori di chiesa siano opportune altre parole. Perciò non sa che cosa dire della sua fede, non sa come orientare le sue scelte e quelle degli altri quando si tratta dello stile dalle famiglia, dell’ambiente del lavoro, della politica, della attenzione ai poveri, delle vicende del mondo. In questo momento in cui tutti parlano sempre e solo della situazione della pandemia, i discepoli timidi fanno come tutti e non parlano d’altro (non della scuola, ma dei protocolli per andare a scuola, non della messa, ma dei protocolli per andare a messa, non del Natale, ma dei protocolli per muoversi, fare il pranzo di Natale).

L’invito di Paolo è di contribuire a migliorare la vita e le persone con ogni magnanimità e insegnamento. I discepoli, anche se sono timidi, hanno qualche cosa di utile da dire. Si facciano quindi avanti, se hanno ascoltato quello che il Signore ha detto per offrire speranza all’umanità.

2.3. Sopporta le sofferenze

Il discepolo che si lascia convincere a essere testimone deve mettere in conto l’impopolarità. Se invece di essere insignificante diventa sale della terra e luce, si dovrà confrontare con le ostilità, il disprezzo, l’indifferenza, come Paolo, come Stefano. Come Gesù: se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me.

3. Vide la gloria di Dio: la corona di giustizia

Che cosa può convincere i discepoli timidi a diventare testimoni coraggiosi?

Non la presunzione, non il carattere forte, non l’ambizione di imporsi con le proprie idee e i propri programmi.

C’è la rivelazione della gloria di Dio che introduce nella comunione con Lui, che attira con tale persuasione d’amore da relativizzare tutto il resto.

Il Natale è la celebrazione di quella gloria di Dio che trasfigura la nostra vita: il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità (Gv 1,14). E contemplando la sua gloria siamo conformati a Gesù: figli nel Figlio.  A quanti lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio (Gv 1,12).

I discepoli possono guarire dalla loro timidezza se riconoscono la presenza di Gesù nella storia di oggi, nella propria storia e diventano figli di Dio per la grazia che ricevono.

Pubblicato il 28 Dicembre 2020